Shadows of the Colossus: tornano i colossi

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In Shadows of the Colossus sconfiggere un boss è un’esperienza introspettiva. Niente musiche trionfali, bensì la sensazione di aver fatto qualcosa di sbagliato. Ancora dopo dieci anni dalla sua prima uscita, il terzo remake del capolavoro di Fumito Ueda rimane un’esperienza bellissima ed emozionante.

Per chi non lo conoscesse, il gioco ha come protagonista Wander, un giovane viaggiatore che si reca al Sacrario del Culto per resuscitare una giovane donna, Mono. Guidato, o forse tentato, dalle voci eteree note come Dormin, Wander parte a caccia dei sedici colossi che abitano l’antico paesaggio, allo scopo di scambiare le loro vite per quella di Mono.

Il cacciatore di Colossi

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A prima vista Shadows of the Colossus sembra abbastanza lineare. Ogni volta che si uccide un colosso si torna al sacrario per poi subito dirigersi verso il prossimo bersaglio. Il mondo è vuoto, non ci sono villaggi né altre persone con cui interagire, nemmeno altri nemici da combattere, eppure è in grado di assorbirti e affascinarti come nessun altro.

I Colossi sono antichi titani, in parte esseri viventi e in parte golem, la cui esistenza va oltre la nostra comprensione. Lo scenario mostra i segni di civiltà, con dettagliate strutture in pietra e villaggi abbandonati.

Questa versione rimasterizzata rende l’esplorazione ancora più piacevole, grazie al supporto 4K HDR su PlayStation 4 Pro che ha dato profondità e spessore ai magnifici scenari. Anche la qualità del sonoro è migliorata, dando alla colonna sonora il giusto spazio. Sono stati ritoccati anche i comandi, grazie all’abbondanza di tasti sui moderni controller, così da rendere i movimenti più fluidi e naturali.

Altre gradite aggiunte sono l’auto-salvataggio e il salvataggio manuale, come anche la nuova mappa che rende la posizione dei colossi più decifrabile. Ci sono anche una serie di nuove sfide e prove a tempo una volta completato il gioco, che vi faranno guadagnare nuovi potenziamenti.

Probabilmente il cambiamento più grande è l’aggiunta della modalità fotografica. In qualsiasi momento con una pressione del D-Pad puoi scattare una foto con tanto di effetti e filtri. E con un mondo così graficamente curato è difficile non cadere in tentazione.

Shadows of the Colossus va oltre gli schemi

Il direttore creativo Ueda è noto per il senso di solitudine dei sui giochi, posti desolati, eroi fragili, colori sbiaditi e l’assenza della classica ricerca del potere che fa spesso da motore a molti altri titoli. Lasciano spazio alla riflessione, al vagare, alla malinconia, invece di bombardarci con colori e suoni.

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Ciò che colpiva di più – e colpisce ancora – in Shadows of the Colossus sono le dimensioni: l’immensità non solo delle sue rovine e dei dolci e tristi Colossi, ma del compito che si deve affrontare, della morte, della fede e del lutto.

Rimane uno dei migliori giochi di tutti i tempi, e adesso lo si può godere anche sulle migliori TV. È così che una “remastered version” va fatta, portando il contenuto all’altezza degli standard moderni senza diluire ciò che l’aveva reso grande la prima volta.

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